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Alfonsine

| Ricerche sull'anima di Alfonsine |

 

ALFONSINE DALLA PILIGRèNA AD HALLOWEEN…  


RINATA AD ALFONSINE NEL 1996

a cura di Luciano Lucci

Era l’ottobre del 1996 ... 
Mi tornò alla mente di quand'ero bambino e facevamo quel gioco in estate usando i cocomeri: la chiamavamo "la Piligrèna".

Dopo aver organizzato attorno al bar Gulliver in quell'anno la festa dell'equinozio, con la posa del sasso del Senio, e il solstizio d'estate, saltata la festa dell'equinozio di autunno, pensai di proporre ai due gruppi con cui collaboravo “Alice nelle Città” e “Kamikazen”, che gestivano il bar e il cinema Gulliver, di festeggiare il capodanno celtico. 
L'idea di giocare con le zucche alla festa della Piligréna davanti al Gulliver prese un po' tutti. Andai a comperarne una ventina a Vaccolino di Ferrara nell'unico luogo dove si potevano trovare a quel tempo. Di quelle grosse gialle enormi, pagate 20 mila lire l'una, ne prendemmo solo quattro, tutto a carico della cassa autonoma del bar Gulliver. Poi aggiungemmo una trentina di nostrane, un po' piccoline per la verità.

Così con zucche speciali ed artisti del coltello ci si mise al lavoro. C'era un sapore mitico, qualcosa di ancestrale che avvolgeva le nostre menti e le nostre mani. Qualcuno accennava a ricordi dell'infanzia, di quando nell'immediato dopoguerra ad Alfonsine, ma anche nei paesi limitrofi, c’era il gioco della "piligréna". 

Ma altri si sentivano proiettati ben oltre. Si trattava di svuotare una zucca, inciderci sopra occhi naso e bocca, metterci una candela dentro... 
Tramite quell'antico rituale venivano a galla le varie anime dei nostri antenati: celti, greci, etruschi, zingari, ... atlantidi.  

Terminata l'opera di scultura delle zucche, inserimmo i lumini dentro, arredammo il bar Gulliver e circondammo il giardinetto dove fino alle due di notte si suonò, si cantò, con le proteste del giorno successivo di vari abitanti della piazza Resistenza.

 

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Quella sera si festeggiò il capodanno celtico.

Nel paese vecchio intanto la farmacista Stefania Marini, sollecitata dalla figlia Barbara, quando frequentava anno 4° (o 5° elementare? portò Barbara a casa di un suo compagno di classe Filippo Babini. I due ragazzini furono travestiti da fantasmi con lenzuola vecchie, e poi andarono da un’altra amica Natascia Baroni. Poi tutti in auto furono portati dalla prof. Elisabetta Montanari insegnante di inglese, ben a conoscenza della tradizione anglosassone a fare "dolcetto scherzetto”. Il caso volle che furono visti dalla dott. Giovanna Briccolani dipendente comunale del settore servizi sociali e cultura. Entusiasta della cosa l’anno successivo chiese di riproporla più in grande in piazza Monti. Stefania Marini, all’epoca presidente della Consulta Destra Senio propose ai commercianti di piazza Monti di fare una festa. 
Contemporaneamente uno dei compagni del gruppo "Alice nelle città", che era diventato assessore alla cultura, Carlo Converti, (oggi avvocato), propose e chiese a quelli del Gulliver (lui intanto si era dimesso dal direttivo del gruppo "Alice nelle Città) se poteva proporre come Assessore una festa della Piligrèna che coinvolgesse tutto il paese e se ci stavamo anche noi. Rispondemmo di sì... 

Così la festa, avviata autonomamente sia davanti al Gulliver che nel paese vecchio, ebbe un seguito l'anno successivo (1997)

 La riproposizione della festa poi continuò negli anni, ma gestita sostanzialmente dai commercianti alfonsinesi e dal comune: fu chiamata Festa di Halloween. 10.000 persone in giro per il paese, e quel sapore mitico e ancestrale, rimane pur sempre dentro ogni cappelletto che mangiamo...

Nel ritaglio di giornale "Alice nelle città" che si stampò al Gulliver in occasione dell'equinozio 1997, e che trovate qui sotto, si raccontava della festa del 31 ottobre dell'anno prima (1996)

 

LA FESTA DI HALLOWEEN È UNA FESTA MIGRANTE
(dalla presentazione del libro HALLOWEEN di Baldini e Bellosi, 
dopo una serata in Biblioteca ad Alfonsine del 30 ottobre 2015)

La Festa di Halloween è una festa migrante come tutte le culture che da sempre si spostano da una parte all'altra del mondo con le migrazioni, e poi si contaminano e ritornano e così via.

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1°) La ritualità per il culto del trapasso tra la vita e la morte ha origini preistoriche.

2°) In Europa questa celebrazione era diffusa da millenni ovunque con varie forme e modalità. Il rito è così passato per i secoli e per le civiltà. Ma ad aver più seguito e diffusione fu quello di origine celtica.

 

3°) Per i primi cristiani fu difficile perdere tali riti pagani e la Chiesa Cattolica si adeguò. La festività dei morti del 2 novembre, chiamata originariamente Anniversarium Omnium Animarum, ufficialmente per la Chiesa Cattolica  apparve per la prima volta nell'Ordo Romanus del XIV secolo. Ma qualcosa di pagano-celtico rimase nel rito: si ricordavano i cari scomparsi, ci si mascherava da santi, da angeli e da diavoli e si accendevano i falò.

4°) Il rituale con le zucche era presente in Italia nel 1850 a Sulmona e in tutto l'Abruzzo e Molise (da dove non è mai sparita), e poi si diffuse in tutto il sud (Puglia e Basilicata), e arrivò anche in Toscana, in Romagna e in Veneto (le zucche non erano parte della cultura celtica)