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Via Mameli 3
Alfonsine
Palazzo Fernè
(o Villa Fernè)
di
Luciano Lucci
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Il
cosiddetto ‘Palazzo Fernè’ che si trova ad Alfonsine in via
Mameli, proprio di fronte alla passerella in legno che attraversa il
fiume Senio, è attualmente (2022) disabitato, e di proprietà degli
eredi Pirazzoli, dopo la morte della sig. Irma Pirazzoli che lo abitò fino
a dieci anni fa.
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Dalle
mappe catastali napoleoniche (e poi gregoriane), risalenti alla
prima metà dell’800, il palazzo risulta essere già costruito
e di proprietà di Massaroli Paolo, con n° mappale 486. |

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E
il nome "Fernè"?
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Il nome “Fernè”
con cui dal ‘900 a oggi fu chiamato, fa riferimento a una ricca famiglia che ebbe
un certo radicamento già nell’800 nel Comune di Conselice. I Ferné,
proprietari di vaste tenute e di una villa a Lavezzola, si dedicavano
soprattutto a
produzione e commercio di vino. Due furono anche sindaci di Conselice:
Gaudenzio (1866/67) e Vincenzo Fernè (1871/72). Un figlio di Vincenzo Fernè,
di nome Ferdinando Fernè sposò nel 1890 una figlia di
Massaroli di Alfonsine, di nome Diana Anna Cristina detta anche Aunita nata nel 1870. Per
loro fu arredata la villa che era dei Massaroli e donata come dote alla
nuova famiglia. Nel dicembre del 1890 nacque il primo ed unico figlio a cui
fu dato il nome di Vincenzo Enzo Fernè. La villa era dotata di uno spazio
adibito a cantina per le botti di vino e pare anche di una grande vasca
sotterranea dove veniva depositato il vino prodotto e da smerciare a
commercianti vari.
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Enzo
Fernè, nato ad Alfonsine nel 1890...
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Nato ad
Alfonsine, nel Palazzo ancor oggi detto
"Fernè", fu inviato giovanissimo agli studi a Bologna. Appena
ottenuta la laurea in ingegneria nel 1914, Enzo Fernè divenne
maggiore dell'esercito nell'Arma del genio durante la Prima guerra
mondiale 1915-1918, dove fu decorato con la Croce di guerra;
squadrista della prima ora, partecipò alla marcia su Roma. Membro del
Direttorio del Pnf bolognese, fu un facoltoso industriale, (non
sappiamo di cosa), ma fu delegato al Direttorio dell'Unione fascista
degli industriali meccanici e metallurgici, |
consigliere delegato e
direttore tecnico della società Bonariva, amministratore unico di una
Società immobiliare, presidente dell'Azienda comunale del gas,
presidente della Società bolognese di Scherma.
Fu uno
dei 9 ‘ducetti’ che governarono Bologna: infatti fu nominato
Podestà di Bologna nel 1939. Dagli Atti della Consulta municipale,
conservati presso l'Archivio storico del Comune di Bologna, risulta
che il podestà Fernè tra il 1942 e il 1943 non presiedette le sedute
in quanto aveva richiesto di combattere sul fronte orientale. Partito
con il corpo di spedizione in Russia (Armir: Armata italiana in
Russia), presiederà al suo ritorno la seduta della consulta del 16
giugno 1943, pronunciando un lungo discorso in cui descrive la sua
esperienza di guerra. Enzo Fernè si dimise il 26 agosto 1943 in
seguito ai fatti del 25 luglio 1943.
Morì
a Bologna nel 1976.
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E LA VILLA "FERNÈ"?
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Pare (ma qui non ci sono riscontri chiari) sia rimasta in disuso diversi
anni anche prima della guerra.
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Nei primi del ‘900 era ancora di proprietà della famiglia Fernè,
(Ferdinando Fernè appare nel 1928 tra i donatori di 350 lire per il nuovo
impianto di radiologia dell'ospedale, pag 425 Storia di Alfonsine di Romano
Pasi). |
| Durante
la guerra lo scantinato della casa fu usato come ricovero di pronto
soccorso, come pure la cantina della casa Argelli, che si trova dietro
della villa. Le gestiva il cosiddetto "Comitato Cittadino",
che era in realtà un Comitato gestito dalla Resistenza.
Nell'immediato
dopoguerra, subito dopo la liberazione, vi si installò il C. L N.
(Comitato di Liberazione Nazionale) di Alfonsine, e poi la casa fu
adibita in alcune stanze a sede provvisoria del Comune di Alfonsine.
Fu quindi acquistata da Luminè (Augusto Pirazzoli) che si sposò
ed ebbe un figlio Otello. Poi la moglie morì e Luminè sposò Irma, la
sorella di sua moglie, da cui ebbe una figlia.
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Cartolina
del 1905
All'interno
la villa presenta un aspetto signorile ancora oggi (2023), come si può notare
dalle foto.
Dopo
la morte della signora Irma Pirazzoli, che ha abitato la casa negli ultimi decenni
da sola, dopo aver perso il marito, la villa è rimasta totalmente
disabitata. I proprietari attualmente (2023) sono due: Otello, primo figlio di
Augusto, e la figlia di Irma Pirazzoli.
è
in vendita.
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